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VADEMECUM INDICE argomenti Abbreviazioni
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PERCHÈ QUESTO VADEMECUM

Premessa
Il nuovo Contratto, insieme con le ultime iniziative legislative (Trattamento soprannumerari, Finanziarie – organici, cattedre, supplenze, inidoneità, Riforma, Insegnanti di religione) rende sempre più concreto, seppur ancora non compiuto, l’attacco al ruolo che la Costituzione affida alla scuola pubblica in quanto Istituzione al di fuori dei meccanismi del mercato. Di fronte a questo attacco diventa essenziale per gli insegnanti e gli ATA, avere a disposizione strumenti per contrastare, anche sul terreno della norma, la nefasta convinzione che l’unico modo per uscire dalla crisi che attraversa la scuola italiana sia quello di trasformarla in un enorme avviamento al lavoro (quale?), magari gestito come un’azienda o una caserma.

Questo Vademecum nasce proprio dall'esigenza di fornire, a docenti e ATA, quegli strumenti necessari per gestire la propria condizione di lavoratori senza rassegnarsi davanti a dirigenti intraprendenti, o consegnandosi all’acefala tutela del sindacalista di turno.
Con questo Vademecum cerchiamo di mettere un po’ di ordine nell'intricatissima matassa di leggi, contratti, ordinanze e circolari, che nel corso degli anni pare essere stata realizzata apposta per impedire ai lavoratori di poter tutelare i propri (sempre più limitati) diritti sulla base della certezza della norma.

Anche il nuovo contratto, nonostante venga presentato come un testo unico che riporterebbe “tutte le norme di fonte negoziale vigenti, sia che si tratti di nuove che di precedenti, queste ultime modificate o meno” nonché “le disposizioni legislative citate e richiamate nel corpo dell’articolato. Queste ultime, anche se eventualmente abrogate, sono da considerarsi tuttora in vigore ai fini contrattuali qualora esplicitamente richiamate nel testo che segue, come previsto dell’art. 69 del d.lgs. n.165/2001”, contiene larghe zone oscure che gli stessi firmatari non riescono a definire (come ammette il comma 2 dell’art. 142: “Le parti si danno atto che eventuali lacune che si dovessero verificare nell'ambito della disciplina del rapporto di lavoro per effetto della generale disapplicazione delle norme di cui al precedente comma 1 – cioè quelle precedenti al 13/1/1994, ndr -, saranno oggetto o di specifica interpretazione autentica o di appositi contratti collettivi nazionali integrativi”), e anche ulteriori rinvii a successive fasi negoziali che rendono indeterminate molte materie contrattuali, tra le più importanti: carriera docenti, art. 22; attività aggiuntive e ore eccedenti, art. 28; modifiche determinate dalla Riforma, art. 43; criteri per la distribuzione del fondo d’istituto, art. 83; norme disciplinari personale docente, art. 88.

Così il Ccnl che ci conduce alla piena contrattualizzazione/privatizzazione del nostro rapporto di lavoro, con ampissimi ambiti normativi che non si basano più su leggi ma su molto più aleatori accordi tra Aran e organizzazioni sindacali, dimostra qual è il vero scopo di questa epocale trasformazione: subordinare il singolo lavoratore dipendente al vincolo che discende dall’accordo privatistico tra Pubbliche Amministrazioni (gestite da dirigenti “con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro”, art. 5 comma 2 DLgs 165/2001) e “sindacati maggiormente rappresentativi” (art. 43 DLgs. 165/2001).
Tutto parrebbe a posto, democraticamente perfetto, se non ci fosse il piccolo particolare che la valutazione di questa “maggiore rappresentatività” (vedi oltre Rappresentanza e rappresentatività sindacale) è affidata a specifici meccanismi concordati con gli stessi sindacati già maggiormente rappresentativi che non intendono minimamente mettere in pericolo il quasi monopolio della rappresentanza che detengono fin dalla loro stessa nascita nella caotica situazione del secondo dopoguerra. Tra questi meccanismi: il raddoppio della soglia minima per ottenere la rappresentatività (introdotto dal DLgs 396/1997 nell’art. 47bis del DLgs 29/1993); l’assurdo regolamento per le elezioni delle RSU stabilito con l’Accordo Collettivo Quadro del 7/8/1998; l’assoluta antidemocraticità della dipendenza della titolarità dei diritti sindacali (assemblea, affissione, locali, permessi, ecc.) dal superamento della soglia di rappresentatività.

È importante ricordare che CGIL-CISL-UIL auspicano addirittura una completa delegificazione di tutta la materia (ad esempio facendo confluire nel Ccnl l’intero DLgs 297/94, naturalmente con le “opportune” modifiche), con lo scopo di garantirsi l’assoluto monopolio (una volta disapplicate/abrogate le leggi) nella contrattualizzazione di sempre più ampi aspetti del nostro lavoro (e della nostra vita).
Ci vorrebbero far ripiombare nei tempi in cui l’assenza di regole certe e stabili non poneva alcun limite allo strapotere dei soggetti più forti. In nome della tanto mitizzata “modernizzazione” tutte le conquiste delle nostre lotte, successivamente sancite da leggi dello Stato (diritto agli aumenti salariali, alla pensione, ecc.) vengono smantellate per far spazio a trattative in cui non vorrebbero farci avere nessuna voce in capitolo (contratti e accordi mai sottoposti a vere discussioni e decisioni realmente vincolanti), o con cui vorrebbero raggirarci (ricordate la farsa del referendum sulle pensioni?).

Nel Comparto più grande e meno sindacalizzato del Pubblico Impiego, CGIL-CISL-UIL stanno cercando di portare a compimento la trasformazione del sindacato in agenzia di servizi, cui rivolgersi per trovare soluzione a difficoltà individuali, di cui sono peraltro tra i primi responsabili.

Questo Vademecum ha l’ambizione di poter essere uno degli strumenti con i quali costruire una sempre maggiore consapevolezza del proprio ruolo di lavoratori per giungere realmente al “rifiuto di ogni forma di privilegio propria del sindacalismo di mestiere che produce la separazione tra rappresentanti e rappresentati” (art. 3 dello Statuto Cobas Scuola).

Il curatore del testo
Ferdinando Alliata

Anche questa terza edizione del Vademecum, frutto del lavoro di docenti e ATA che in questi anni si sono riconosciuti nell’esperienza Cobas, si è andato costruendo gradualmente attraverso la quotidiana opposizione ai più svariati soprusi di dirigenti e ministri, cercando gli strumenti più adatti per trasformare in conflitti di lavoro situazioni che troppo spesso sono accettate passivamente.
In particolare questa edizione è stata realizzata grazie al prezioso contributo di Gabriella Bresci, Candida Di Franco, Francesco Ragusa e Nicola Giua.
Il testo è stato poi raccolto e ordinato dal curatore, cui vanno attribuiti tutti gli errori e le dimenticanze.
L’importante, comunque, è che il nostro lavoro (per quanto incompleto e da perfezionare) sia adesso a disposizione di chiunque lo voglia utilizzare.

 
 
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