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Non ci sembrerà di sentire soffiare vento d’innovazione, né tantomeno di raggiunta autonomia per le scuole e per i docenti quando i dirigenti tenteranno di scegliersi il loro staff.
Il comma 5 dell’art. 25 DLgs 165/2001, prevede che "nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti". Anche l’art. 31 Ccnl 2003 ribadisce tale possibilità, che di fatto si aggiunge non si sostituisce (vedi anche CM 205/2000) ai Collaboratori (vedi) che il Collegio docenti deve eleggere ai sensi dell’art.7 del T.U., tuttora vigente, e tra i quali va scelto il Vicario (vedi).
Quindi tutt’altra cosa sono i delegati del dirigente, per i quali il contratto continua a prevedere la contrattualizzazione dei loro compensi (vedi Contrattazione integrativa d’istituto) e il numero massimo di due. Si è così di fatto creata un’incompatibilità tra i pieni poteri a cui aspirano i nuovi dirigenti scolastici e le norme ancora in vigore relative alle competenze degli Organi collegiali Tale incompatibilità non è certo sfuggita all’Associazione Nazionale Presidi, né tantomeno ai sindacati confederali che sostengono vada data applicazione integrale a tutte le prerogative spettanti, a loro dire, ai dirigenti scolastici, non solo quelle contabili amministrative (cui si riferisce il parere del Consiglio di Stato del 27/10/1999, che peraltro suscita parecchie perplessità), ma anche per l’affidamento ai docenti di compiti in campo organizzativo e gestionale. Cioè, via libera per i dirigenti di scegliersi i propri collaboratori e pagarli con il fondo d'istituto.
Questa è la posizione di Cgil-Cisl-Uil per la dirigenza e anche per la riforma degli Organi Collegiali d’istituto, i soliti sponsorizzatori dell’autonomia e non dei diritti dei lavoratori.
Coerentemente col loro disegno governo e sindacati firmatari ci riprovano anche col Ccnl 2003. L'art. 22 del nuovo contratto, significativamente titolato “Intenti comuni” (tra sindacati firmatari, Aran e Governo), precisa, infatti, che un'apposita commissione dovrà presentare entro la fine del 2003 una proposta per la “realizzazione di meccanismi di carriera che contribuiscano alla costruzione di una scuola di alto e qualificato profilo” (sic!) e “tra gli strumenti a tal fine necessari si conviene essere utile (e se lo dicono loro non c’è ragione per non crederci …, ndr) l’istituzione di un sistema nazionale di valutazione del sistema scolastico”. E mentre qualcuno tra loro dice di opporsi alla Riforma Moratti (vedi), hanno già previsto di contrattare successive “modifiche che in via pattizia si renderanno necessarie in relazione all’entrata in vigore della legge n.53/2003 e delle connesse disposizioni attuative” (art. 43), che esplicitamente tendono ad una gerarchizzazione dei docenti attraverso l’istituzione di tutor e affini.
Ecco come i sindacati firmatari si oppongono alla scuola berlusconiana: battuto il concorsaccio previsto dall’art. 29 del Ccnl 1999, resuscitano le vecchie e logore figure di sistema in una scuola che appare sempre più simile ad un’impresa, con le sue stratificazioni gerarchiche.

 
 
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