"L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento" art. 33 della Costituzione.
"1... ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa ... come libera espressione culturale del docente. 2 L'esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni" art.1 T.U.
"Le amministrazioni pubbliche garantiscono la libertà di insegnamento e l'autonomia professionale nello svolgimento dell'attività didattica, scientifica e di ricerca" ("Gestione delle risorse umane" art. 7 DLgs 165/2001).
“Nel rispetto della libertà d’insegnamento, i competenti organi delle istituzioni scolastiche regolano lo svolgimento delle attività didattiche nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni” (art. 26 comma 2 Ccnl 2003).
Nel regolamento dell'Autonomia il concetto di libertà di insegnamento è letteralmente stravolto; se ne dà una interpretazione da contrastare in forma dura e intransigente in tutte le sedi (vedi Piano dell’offerta formativa - POF).
Se si dovesse realmente applicare tale interpretazione, la “libertà” dell'insegnante consisterebbe nell'essere preventivamente schedato dal Dirigente Scolastico - ai fini della sua assegnazione ad un determinato Consiglio di classe - relativamente alle sue convinzioni didattiche, metodologiche, e alle finalità culturali e formative che intende perseguire.
Su tale questione non sono possibili mediazioni, perchè la libertà di insegnamento, quella reale, garantita dall'art. 33 della Costituzione, è in tutta evidenza di natura individuale: il titolare della libertà è il singolo docente il quale, in piena autonomia, proprio perché libero, decide le modalità del proprio insegnamento e i valori formativi da trasmettere.
Per avere la misura del pericolo che incombe si legga l'interpretazione data in merito dall'Associazione Nazionale Presidi riguardo ai criteri da seguire per l'assegnazione delle cattedre:
“… In più, va tenuto presente che il regolamento sull'autonomia prevede esplicitamente la tutela delle "diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità". Ne discende che, ove gruppi significativi di docenti siano portatori - all'intemo del POF - di opzioni didattiche particolari o differenziate, va ad essi riconosciuta la possibilità di operare professionalmente in coerenza con le proprie scelte. Essi vanno quindi assegnati alle cattedre curando di formare consigli di classe che si riconoscano in scelte metodologiche e culturali coerenti. In altri termini, non si può riconoscere la libertà didattica del singolo all'intemo di gruppi di lavoro formati sulla base di criteri di altra natura, perché questo colliderebbe con la finalità principale di assicurare agli studenti una formazione centrata intomo a criteri riconoscibili e coerenti. La libertà va invece garantita all'intemo di una scelta comune con altri docenti (il regolamento parla della tutela di "gruppi minoritari" e non di individui), che, in quanto tale, rappresenti essa stessa un'offerta formativa coerente e differenziata” (forse bisognerebbe ricordare all’ANP l’art. 7, comma 2 lett. a del T.U., che a proposito della competenza del Collegio riguardo la programmazione ribadisce che “esso esercita tale potere nel rispetto della libertà di insegnamento garantita a ciascun docente”).
Inoltre porre sullo stesso piano, contemperare quasi un principio costituzionale di salvaguardia collettiva dell’istruzione con la possibilità del dirigente, o delle famiglie, di incidere sulla sua realizzazione non vorremmo servisse per introdurre quel concetto di "zero tolerance contro insegnanti e scuole che danneggiano gli studenti" tanto auspicato dalla Confindustria, secondo la quale "il nemico da battere è la povertà di aspirazioni dei singoli come di un popolo".
Con buona pace per chi continua a credere in una scuola che aspiri a "promuovere la piena formazione della personalità degli alunni e la libertà di insegnamento", sostenuta da uno Stato che, secondo la Costituzione, dovrebbe garantire "la scuola aperta a tutti" e rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana". |