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Riproviamoci |
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| Elezioni Rsu 2006 di Nicola Giua |
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Dal 4 al 6 dicembre 2006 si voterà per il rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nelle scuole italiane mentre il 4 novembre scadrà il termine per la presentazione delle liste nelle singole scuole. Sarà la terza tornata elettorale e la affronteremo in una mutata situazione politica, con un nuovo governo e, per quanto concerne la scuola, con un nuovo ministro della ritrovata Pubblica Istruzione. Lo scorso 22 giugno una delegazione dei Cobas della scuola ha incontrato il nuovo ministro Fioroni e, tra le altre cose, abbiamo discusso di diritti e relazioni sindacali e gli abbiamo esposto il grave problema della democrazia sindacale ed in particolare del diritto di assemblea negato ai Cobas, a tutte le organizzazioni non concertative e soprattutto ai lavoratori ed alle lavoratrici. Ricordiamo, infatti, che nelle elezioni del 2000 e del 2003 ci è stato negato il democratico ed elementare diritto di poter effettuare assemblee nei luoghi di lavoro e di poter quindi, in tal modo, interloquire e dialogare con docenti ed Ata anche al fine di presentare le liste Rsu. Negli ultimi mesi dello scorso anno scolastico i sindacati “maggiormente concertativi” per l’ennesima volta non si sono vergognati di chiedere ai Direttori Regionali ed ai Dirigenti dei diversi Csa di comunicare alle scuole che le assemblee possono essere tenute solo dalle loro organizzazioni poiché il diritto è il loro e non dei lavoratori e delle lavoratrici. Ricordiamo che nel 2003 i sindacati concertativi hanno firmato addirittura un contratto (assolutamente illegittimo e già dichiarato nullo da una quindicina di giudici del lavoro) nel quale negano al singolo componente della Rsu di poter indire assemblee nei luoghi di lavoro, in palese violazione dello Statuto dei Lavoratori, e pretendendo che le assemblee possano essere indette solo dalla maggioranza delle RSU o da una RSU insieme ad un organizzazione maggiormente concertativa. Il singolo RSU esiste, ed ha diritti democratici di agibilità sindacale, solo se è maggioranza (bel principio democratico in tema di diritti) o se si accompagna, nell’indizione di assemblea, ad una delle loro sigle sindacali. Il problema è, ed è sempre stato, di democrazia sostanziale e di diritti minimi sindacali che devono essere nella disponibilità dei lavoratori e non delle organizzazioni. Il ministro nel citato incontro ha concordato con noi che, in queste condizioni, esiste un grave problema di rappresentazione del pluralismo sindacale e si è impegnato a trovare una soluzione quantomeno per l’esercizio della campagna elettorale e, quindi, per l’effettuazione delle assemblee in orario di servizio nei mesi precedenti alle prossime elezioni. Attendiamo i dovuti atti formali entro i primi giorni di settembre. In Italia e nelle scuole il quadro è notevolmente cambiato, ma cosa è avvenuto dal 2003 ad oggi? Ricordiamo che contro le leggi Moratti abbiamo sempre dovuto scioperare da soli poiché i sindacati concertativi non hanno mai indetto uno sciopero per la cancellazione di questi abomini. Contestualmente abbiamo sempre lavorato affinché nelle scuole e nei territori nascessero e si consolidassero iniziative di lotta dal basso ed abbiamo aderito con convinzione a questo percorso di lotta ed organizzato decine di iniziative nei vari territori mentre le organizzazioni maggiormente concertative non hanno mosso un dito se si esclude la Cgil Scuola che, formalmente ha sempre cercato di essere “sindacato di lotta” con roboanti proclami su volantini e sito internet ma che nella pratica non ha sostenuto nelle scuole la battaglia contro lo scempio della scuola pubblica . Di Cisl e Uil poche notizia mentre dello Snals non ne parliamo neanche e la Gilda si è tranquillizzata ed ha firmato anche l’ultimo vergognoso contratto biennale. Nel nostro piccolo in questi anni abbiamo cercato di lottare con tutte le nostre forze e possibilità e le nostre Rsu sono state un prezioso strumento per coordinare le iniziative e per la circolazione delle informazioni. Non è un caso se in molte scuole dove sono presenti Rsu Cobas l’applicazione della riforma Moratti è stata avversata ed in moltissimi casi non è stata applicata in alcun modo. In questa battaglia molte Rsu Cobas si sono impegnate in prima persona ed hanno subito contestazioni e sanzioni disciplinari, ed addirittura in Emilia Romagna denunce penali, per aver legittimamente lottato contro lo stravolgimento dell’insegnamento, il tutor, le prove Invalsi, il portfolio, le nuove schede di valutazione, i libri di testo riformati, etc. Tutti i tentativi di intimorire le nostre Rsu sono però miseramente falliti con ritiro delle sanzioni ed archiviazione dei procedimenti penali e quelli ancora in corso siamo sicuri che avranno esito positivo. Le battaglie nelle singole scuole sono state accompagnate anche da iniziative giudiziarie. Riteniamo che la grande vittoria al Tar del Lazio, del nostro ricorso contro le schede di valutazione morattiane ed il portfolio, abbia dato un grandissimo contributo affinché in molte scuole dove era subentrata una sorta di rassegnazione si riprendesse la lotta ed i Collegi dei docenti si riappropriassero dei loro diritti. Ma l’attività delle Rsu Cobas ha preteso e garantito (o comunque ha cercato di farlo talvolta in solitudine ed in minoranza all’interno delle Rsu) trasparenza e correttezza nelle relazioni sindacali, informazioni complete, contratti di scuola condivisi e costruiti insieme ai lavoratori. In varie regioni abbiamo presentato ricorsi per attività antisindacale contro dirigenti scolastici che non volevano fornire la dovuta informazione alle Rsu o che non riconoscevano alle stesse il ruolo contrattuale dovutogli e siamo riusciti ad ottenere svariate vittorie giudiziarie. Ora ci aspettano nuove sfide e nel prossimo periodo dovremo affrontare ancora tante battaglie per lottare contro l’abrogazione delle nefaste leggi (da Berlinguer a Moratti) degli ultimi 10 anni che hanno impoverito e dequalificato la scuola pubblica. La strategia scelta dal nuovo ministro, da lui denominata del cacciavite, non ci soddisfa in alcun modo (e le prime infelici “uscite” della viceministra Bastico su presunta obbligatorietà delle indicazioni nazionali, ecc. non sono certamente di buono auspicio) quindi ci pare il caso che al più presto (dopo il sit-in al Ministero dell’8 giugno scorso) il governo venga spinto a comprendere che la scuola pubblica vuole l’abrogazione delle leggi Moratti e di tutta la vergognosa legislazione (dalla legge di parità in poi) partorita negli ultimi due lustri. Ma avremo anche altre importanti battaglie da portare avanti e consolidare nelle scuole. Dalla campagna per l’ottenimento dell’indennità di vacanza contrattuale che riteniamo possa anche stimolare un nuovo contratto già scaduto da oltre otto mesi, alla lotta per ottenere organici di docenti ed Ata più vicini alle reali esigenze della scuola e non alla riduzione dei costi (passando per il ritiro delle cattedre a 18 ore che hanno distrutto la continuità didattica e la riduzione del numero di alunni per classe), alla vertenza contro le condizioni di lavoro sempre più difficili del personale Ata e per l’ottenimento di quanto dovuto per gli Ata provenienti dagli Enti Locali. Infine, dobbiamo aprire una pagina nuova per il precariato italiano ed in particolare della scuola. I segnali di questo ultimo periodo sono positivi anche in altri settori del lavoro pubblico e privato e riteniamo che si debba perseguire l’obiettivo di garantire un posto stabile su tutti i posti disponibili a tutti/e i/le lavoratori e lavoratrici precari della scuola.
Dal panorama rappresentato ci pare vengano rafforzate le ragioni per cercare di raggiungere l’assurda soglia di rappresentatività nazionale prevista per legge (5% di media tra iscritti e voti alle elezioni-scuola per scuola - delle Rsu) per dare ancora più forza e strumenti di agibilità sindacale alle lotte che vogliamo portare avanti. Ricordiamo che, da sempre, chiediamo che accanto alla scheda elettorale per l’elezione delle Rsu nella singola scuola vi sia un’altra scheda per misurare la rappresentatività nazionale delle diverse organizzazioni, ma i sindacati concertativi non hanno avuto alcuna intenzione di attivare regole elettorali pienamente democratiche. Per tali ragioni vi chiediamo di impegnarvi nella presentazione delle liste COBAS - Comitati di Base della Scuola perché, entro il 4 novembre venga presentato il maggior numero possibile di nostre liste. Siamo convinti che l’unità dal basso sia ancora possibile, con parole d’ordine cristalline ed obiettivi chiari. Il nuovo governo ed il nuovo parlamento devono abrogare le leggi Moratti e garantire le risorse finanziarie e di organici per un corretto funzionamento delle scuole.
Per la scuola pubblica è questo l’obiettivo essenziale. Per contribuire a raggiungerlo candidati, sottoscrivi e appoggia le liste COBAS - Comitati di Base della Scuola alle prossime elezioni Rsu |
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