ANNULLATE LE SANZIONI DISCIPLINARI CONTRO I DOCENTI OBIETTORI AI TEST INVALSI A BOLOGNA
Il tribunale del lavoro di Bologna in data 29 gennaio 2008 ha annullato le sanzioni disciplinari comminate dall'Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna a un insegnante che si rifiutò di collaborare allo svolgimento dei test invalsi nell'anno scolastico 2005-06. L'ex dirigente Marcheselli, sostenuto dall'avvocatura dello Stato, avrebbe voluto farne un caso esemplare, in cui dimostrare la fermezza dell'amministrazione di fronte a chi si "permette" di mettere in discussione gli ordini dei superiori. Per questo era giunto, in modo grottesco, a sollecitare per ben due volte l'intervento della procura della repubblica ipotizzando un crimine da perseguire penalmente. Ne ottenne due volte in pochi mesi l'archiviazione cui ora si aggiunge anche l'annullamento, a seguito dell'impugnazione sostenuta dai COBAS, delle sanzioni disciplinari comminate di suo pugno.
Una debacle totale, ovviamente pagata con denari pubblici e non di tasca propria come avviene per i singoli lavoratori che si devono difendere. Il danno di immagine che l'amministrazione dichiarava di aver ricevuto dal comportamento dei docenti ribelli per aver niente di meno che promosso una campagna contro l'invalsi sul sito web del CESP non è stato riscontrato in giudizio.
Certamente però un danno di immagine c'è stato, quello che i Dirigenti regionali e provinciali si sono autolesionisticamente procurati con la loro grottesca campagna persecutoria. Loro sì, sono diventati il caso esemplare di insipienza ed inefficienza da puntare a dito, a distanza siderale dal mondo concreto della scuola, dalle sue domande, dai suoi ambiti di discussione, dai suoi bisogni.
Vale la pena ricordare che nel momento in cui si concludeva l'iter delle sanzioni le motivazioni dell' opposizione ai test venivano in parte riconosciute dallo stesso Ministero della Pubblica Istruzione che giudicava inattendibili i dati dei test 2006-07, sospendeva la somministrazione a tappeto e introduceva la pratica dei valutatori esterni.
Purtroppo a livello centrale non si è trattato che di una retromarcia parziale. L'idea di sottoporre le scuole a una valutazione di efficacia basata sui test rimane al centro dell'agenda politica, semplicemente è stata messa in discussione la modalità con cui farlo.
I COBAS ribadiscono la loro opposizione intransigente
sia sul piano didattico che politico.
Sul piano didattico i test "oggettivi" risultano parziali, adatti a misurare saperi nozionistici scelti in modo arbitrario e semplicemente inutilizzabili per osservare le capacità espressive, critiche ed anche logico-deduttive Gli insegnanti ne fanno uso al bisogno ma in modo strettamente correlato alle attività svolte e nella consapevolezza di ottenere una tipologia di valutazione cui se ne affiancano moltissime altre. La valutazione didattica è una questione complessa, altro che quiz. L'introduzione sistematica dei test esterni inoltre condizionerà la didattica imponendosi di fatto come sua finalità non detta: finiremo per trovarci a insegnare come superare i test.
Sul piano politico continuiamo a denunciare che i test servono a misurare la produttività - così vanno tradotte le mielose parole ufficiali sull'obiettivo di fornire un feed-back per potenziare l'efficacia dell'azione didattica -. La misura della produttività è concettualmente e tecnicamente essenziale alla piena realizzazione della scuola azienda: gli apprendimenti sono beni da produrre e fornire agli utenti.
Il grado di produttività sarà il criterio su cui differenziare le scuole e gli insegnanti, anche sul piano economico. E' il quadro di una scuola pubblica privatizzata, già introdotto dall'Autonomia scolastica, ma che grazie alle resistenze del corpo insegnante non è riuscito ancora a realizzarsi pienamente.
L'invalsi si ripropone ora anche nella predisposizione di una delle prove dell'esame di terza media evidentemente correlata alla recente introduzione della certificazione di competenze...
Per l'Esecutivo Nazionale COBAS Scuola
Nicola Giua