Una fabbrica in dismissione, dove i lavoratori, prima di essere buttati fuori, sono costretti a ripetuti straordinari e a produrre con scarsa o nulla manutenzione, ha seminato morte e dolore: 4 operai, Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, deceduti e altri 3 in condizioni molto critiche con gravissime ustioni. L'incendio alla acciaieria ThissenKrupp a Torino -non una fabbrichetta, ma una multinazionale le cui famiglie sono state tra i pilastri del regime nazista- non è una tragica fatalità, ma la conseguenza di politiche aziendali basate sul disprezzo della persona e sul taglio dei costi fino a conseguenze mortali per lavoratori e lavoratrici dipendenti.
Le testimonianze dei lavoratori coinvolti sono agghiaccianti: estintori insufficienti e scarichi, pompe vuote e mal funzionanti, telefoni guasti, squadre di intervento impreparate e/o inesistenti, lavoratori lasciati soli a difendersi dalla trappola mortale in cui un reparto si era trasformato. La ThissenKrupp impudentemente afferma che non c’è stata alcuna violazione delle norme di sicurezza, ma la Procura torinese parla di ispezioni non avvenute, di controllori che invece sono anche consulenti aziendali, mentre gli ispettori del lavoro onesti sono stati emarginati. E’ ormai una strage quotidiana, finora nel 2007 i morti ufficiali sul lavoro, uccisi dallo sfruttamento capitalistico e dalla logica del profitto, sono 982. L’assenza di controlli sulle condizioni di lavoro, l’incremento dei ritmi, la flessibilità e la precarietà della condizione lavorativa, gli straordinari dilaganti sono tra le cause principali degli omicidi bianchi. A peggiorare la situazione si aggiunge il tentativo padronale, già realizzato in alcuni accordi sindacali, di inserire nei contratti l’orario calcolato su base annuale, per cui nei momenti dei picchi produttivi si può lavorare anche 48 ore ed oltre la settimana. In più il nefasto protocollo del 23 luglio firmato da governo, Confindustria e Cgil-Cisl-Uil, oltre a rendere permanente la precarietà, ha introdotto la decontribuzione sulle ore straordinarie, per cui sarà più conveniente per i padroni ricorrere agli straordinari a go go. Ciò è intollerabile, come hanno dimostrato i fischi e la contestazione dei lavoratori contro i padroni, esponenti delle autorità e sindacalisti di Cgil-Cisl-Uil ai funerali delle vittime di Torino.
Purtroppo anche quest’anno morti ed infortuni sul lavoro si susseguono tragicamente ed anche dopo la strage di Torino, dobbiamo quotidianamente allungare la tragica lista dei lavoratori morti per lavoro.
Non dobbiamo chinare la testa, ma batterci contro i padroni e gli accordi capestro per non morire più di lavoro. Chiediamo a lavoratori e lavoratrici di tutti i settori di andare al lavoro per tutta la settimana con un nastrino nero in segno di lutto.