L'INSOPPORTABILE DEGRADO DELLA SCUOLA E IL CONTRATTO
CHE NON C'E'
29 Maggio 2007 di Piero Bernocchi
La situazione economica e strutturale della scuola pubblica diviene ogni giorno più drammatica, al limite del degrado più inaccettabile. Tutto era già scritto in una Finanziaria che, invece di rispettare l'impegno elettorale dell'Unione a invertire la caduta di finanziamenti nell'istruzione pubblica, addirittura la accelerava brutalmente. Tra novembre e dicembre fummo soli a denunciare questa nera prospettiva, arrivando a fare due scioperi nazionali per trasmettere l'allarme.
E ora gli amari frutti maturano tutti insieme. I tagli alla superiore sono i più evidenti e vistosi, resi ancor più gravi dall'aumento delle iscrizioni a livello nazionale: quello che già accade qua e là ora, oltre 30 alunni/e per classe, diverrà la norma, con lo scadimento della didattica, aumento della selezione e ulteriore logoramento di docenti già assai provati. Il crollo dei finanziamenti sta minacciando il Tempo pieno e prolungato, sta impedendo di pagare e fare le supplenze quasi ovunque, con decine di migliaia di classi che ogni giorno restano senza insegnanti. Molte scuole non hanno più i soldi neanche per le spese più elementari, gesso o carta igienica, e sta divenendo norma l'elevamento vistoso delle tasse scolastiche, anche in quartieri disagiati. I professionali stanno per essere massacrati, si annunciano riduzioni vistosa dell'orario settiimanale (sulle 4 ore), tagliando le materie di maggior "peso".
E, dopo un ridicolo balletto con i sindacati “amici”, il governo ha ribadito che nel 2007 non darà un euro per il rinnovo del contratto di docenti ed Ata, già scaduto da 17 mesi, deprimendo ancor più una categoria al limite del tracollo. Nel pre-accordo con Cgil-Cisl-Uil, poi sconfessato, l'aumento mensile medio lordo previsto per il pubblico impiego era di 101 euro (aumento netto circa 60 euro), con un incremento percentuale che coprirebbe a malapena la meta' dell'inflazione reale del biennio.
Ma, come se non bastasse, per avere i 60 euro netti bisognerebbe attendere la Finanziaria 2008, - poiché gran parte delle risorse, assenti nella Finanziaria 2007, verrebbero stanziate con essa - che entrerà in vigore da gennaio prossimo: e, tenendo conto che occorrono sempre un paio di mesi dalla firma all'attuazione, il contratto non potrebbe essere operativo prima di aprile 2008; e a quel tempo gli arretrati verranno dati comunque solo per il 2007 (e neanche pienamente), mentre per il 2006 ci sarebbe solo la corresponsione dell'indennita' di vacanza contrattuale (aumento medio dello 0.7%, 11 € lordi mensili). In questo modo il contratto passerebbe da biennale a triennale: una colossale fregatura per i lavoratori.
Vale la pena di ricordare che l'ultimo contratto stipulato con il precedente governo (biennio 2004-5), pur assolutamente misero, comportava un aumento mensile medio di 126 euro lordi e gli arretrati vennero dati - a gennaio 2006 -per entrambi gli anni e non solo per l'ultimo.
E dire che basterebbe che il governo rinunciasse a costruire gli F35, più di un centinaio di nuovi caccia da guerra che costeranno quanto il 60% dell'intero bilancio della scuola pubblica, destinando all'istruzione almeno la metà di quei soldi - senza contare le decine di miliardi del "tesoretto" che in realtà è un "tesorone" - all'istruzione per dare le basi alla rinascita della scuola. Ma il governo Prodi, quanto quello Berlusconi, guarda altrove, alla Confindustria, alle aziende, ai poteri forti, e prosegue il percorso suicida dell'immiserimento della scuola pubblica, mentre tutti i paesi sviluppati investono sempre più nell'istruzione, considerata giustamente il bene primario del 21°secolo.
L'11 maggio i Cobas hanno effettuato il terzo sciopero generale dell'anno per denunciare questo scempio, per massicci investimenti nella scuola pubblica, un contratto vero che preveda un aumento uguale per tutti di 300 euro, l'assunzione dei precari sui posti vacanti e la parità normativa ed economica con gli "stabili", l'abrogazione della "riforma" Moratti, la conservazione del posto per i "fuori ruolo" per motivi di salute, il giusto inquadramento degli Ata ex-Enti locali, per dire che ci opponiamo ai tagli delle pensioni, allo scippo del TFR/TFS, al massacro degli organici e del Tempo pieno, che vogliamo la restituzione ai Cobas e a tutti i lavoratori del diritto di assemblea, per il quale da ventinove giorni esponenti Cobas sono in sciopero della fame a Roma davanti alla sede nazionale dell'Unione.
Ma il governo, con le spalle coperte dei sindacati “amici” che continuano a strepitare ma poi annullano puntualmente gli scioperi convocati a soli fini propagandistici, essendo Cgil-Cisl-Uil un pilastro fondamentale dello schieramento governativo del centrosinistra, continua a sbeffeggiare i lavoratori/trci e tutto il “popolo della scuola pubblica”, tradendo platealmente tutti gli impegni pre-elettorali.