All’inizio di novembre, mentre eravamo impegnati a conoscere e contestare la legge Finanziaria per il 2007, tutti i giornali hanno riportato in prima pagina la notizia del grande accordo tra sindacati confederali e governo.
L’accordo riguardava le risorse che la finanziaria avrebbe previsto per i contratti del pubblico impiego che erano già scaduti da 11 mesi. Quali risultati si sono raggiunti con questo famigerato accordo?
Sono i risultati leggibili nel testo definitivo della legge Finanziaria che nella valutazione dei confederali e soprattutto del segretario della Cgil, Epifani, hanno motivato un voltafaccia di 180 gradi.
Infatti dopo l’accordo, da una breve ma verbosa opposizione i sindacati sono passati ad un sostanziale sostegno alla finanziaria ed al governo.
Epifani & company hanno più volte dichiarato: “Certo non è la nostra finanziaria … ma è il meglio che si potesse ottenere”.
Vediamo come stanno le cose.
Il governo Berlusconi aveva stanziato circa 500 milioni di euro per il 2006, la finanziaria, stanzia 807 milioni per il 2007 (comma 546). 1.300 milioni per il biennio comporterebbero aumenti di 14 euro mensili lordi per i tre milioni e mezzo dei lavoratori del pubblico impiego. Inutile dire che questo non sarebbe sufficiente nemmeno a coprire l’inflazione programmata, figuriamoci l’inflazione reale che pesa sui salari dei lavoratori.
Il comma successivo (il 547), consente di utilizzare gli stanziamenti del 2008 per la contrattazione del biennio 2006/2007. Per il 2008 le risorse stanziate ammontano a circa 2.200 milioni di euro. Quindi per quell’anno i soldi sono circa il doppio di quelli previsti per i due anni precedenti: 48 euro mensili lordi.
Il senso inequivocabile del testo è il seguente: o vi accontentate di 14 euro (mensili lorde) per due anni, o passiamo ad un contratto triennale ed allora si può arrivare a 62 euro (mensili lorde), infatti i 48 euro del 2008 ancorché contrattati nel 2007 non potrebbero essere pagati se non nel 2008!
Da anni, padronato ed alcuni sindacati confederali stanno provando a passare dalla contrattazione biennale a quella triennale, nell’ottica di attenuare peso e valore della contrattazione nazionale ed incrementare la contrattazione aziendale e d’istituto legata alla produttività ed al lavoro aggiuntivo.
Rischiamo che con questa finanziaria e questo contratto l’operazione venga portata a termine.
Questa eventualità sarebbe una iattura per i lavoratori seconda solo all’accordo del 1993 con il quale venne cancellata la scala mobile (adeguamento automatico dei salari all’inflazione): ai lavoratori non resterebbe che aspettare tre anni per vedere anche soltanto un parziale recupero dei loro salari, rispetto ad una inflazione che mese per mese li erode e ne diminuisce il potere di acquisto.
Sempre la Legge finanziaria per il 2007 (Comma 548) stabilisce che dalla Ipotesi di accordo alla efficacia dei contratti non possano trascorrere più di 55 giorni. Un vero e proprio sberleffo ai lavoratori visto che non c’è ancora alcun “atto di indirizzo” che consenta l’apertura della trattativa.
Lo stato dell’arte
Il contratto intanto è scaduto da 14 mesi. Perché si possa assistere alla apertura del tavolo della trattativa bisogna prima aspettare che vi siano gli “atti di indirizzo” che il governo spedisce all’Aran. Questi atti di indirizzo dovrebbero essere almeno due. Il primo quello della Funzione Pubblica (per tutto il Pubblico impiego), il secondo del Ministero della pubblica istruzione per il personale della scuola. Né l’uno né l’altro si scorgono all’orizzonte, ma quello che stupisce di più è il silenzio complice dei sindacati concertativi! E sì che non mancherebbero le ragioni dell’iniziativa, della proteste, delle lotte.
1) Non si sono visti e non si vedono una parte degli aumenti salariali stabiliti con il contratto 2004-2005. Lo 0,7% di aumento destinato alla contrattazione d’istituto le cui risorse sono disponibili e giacenti restano nelle casse dello Stato invece che nei nostri stipendi. Visto l’impossibilità di contrattare alcunché a posteriori, l’unica soluzione praticabile è la richiesta dei Cobas che vengano dati uguali per tutti sullo stipendio tabellare.
2) Non si è vista e non si vede l’Indennità di vacanza contrattuale che dal mese di giugno del 2006 ci doveva essere corrisposta negli stipendi nella misura del 50% dell’inflazione programmata. I sindacati concertativi non hanno nemmeno sollevato il problema, mentre nelle scuole private l’Indennità viene corrisposta già da 8 mesi. L’attribuzione dell’indennità servirebbe, tra l’atro, a fare più chiarezza sulla entità delle risorse reali messe a disposizione del “governo amico” per il prossimo contratto della scuola.
3) Non si è vista e non si vede nemmeno l’ombra (almeno che non sia clandestina) di una piattaforma dei sindacati concertativi per il rinnovo del contratto del personale della scuola.
I metalmeccanici stanno elaborando una piattaforma che chiede aumenti salariali da 100 euro mensili (Fim), 130 (Fiom), 152 (UILM). I bancari chiedono 188 euro mensili. Il cuore di tutte le piattaforme è la precarietà e il suo contenimento.
4) Il governo, durante la discussione in Parlamento della finanziaria, aveva indicato un calendario nel quale a fine marzo si sarebbe aperta la trattativa per il contratto scuola, allo stato delle cose è chiara la volontà di allungare, e di molto, i tempi e intanto i nostri stipendi languono. Questi fatti testimoniano che la filosofia contrattuale dei sindacati è al momento, la difesa e il sostegno, senza se e senza ma, del governo di centro sinistra e la tutela dei propri privilegi (diritti sindacali negati agli altri) e dell’allargamento dell’area economica e politica della loro azione (fondi pensione attraverso la rapina del Tfr). Il governo afferma chiaramente la sua intenzione di attenuare il valore del contratto nazionale, il suo carattere universale e di garanzia della certezza normativa e salariale, a favore della contrattazione scuola per scuola a favore del salario premiale, aleatorio e discrezionale. Il quadro della situazione richiede la ripresa con urgenza delle iniziative e delle lotte perché da subito ci sia una ripresa di protagonismo di docenti e Ata, per l’apertura immediata della trattativa, per la conclusione del contratto prima della chiusura delle scuole.