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INFO COBAS del 27 MAGGIO 2007

1 - 40° GIORNO DI SCIOPERO DELLA FAME DEI COBAS PER I DIRITTI SINDACALI

Da 40 giorni esponenti della Confederazione COBAS conducono un gravoso sciopero della fame per i diritti sindacali davanti alla sede nazionale dell'Unione in Piazza SS. Apostoli. La lotta mira alla restituzione dei diritti sindacali che in questi anni sono stati annullati, o ridotti ai minimi termini, da governi di centrodestra e di centrosinistra, con l'instaurazione di un "regime" monopolistico di Cgil-Cisl-Uil.
In particolare, i Cobas rivendicano il diritto di assemblea in orario di servizio che viene negato e il diritto di libera iscrizione mediante trattenuta in busta paga a qualsiasi sindacato, oggi non garantito né ai lavoratori del settore privato né ai pensionati che vogliono aderire alla nostra Organizzazione.
In generale, il ripristino di una vera libertà sindacale richiederebbe una legge organica che, purtroppo, il governo non appare intenzionato a proporre e la maggioranza del Parlamento ad approvare.
Dunque, qui ed ora, esigiamo almeno i diritti minimi di libertà di assemblea e di iscrizione da un governo che ha vinto le elezioni denunciando gli arbitrii del berlusconismo in materia di democrazia.
In questi 40 giorni abbiamo raccolto migliaia di firme di esponenti politici, sindacali e delle associazioni a favore delle nostre richieste, di cui oltre settanta tra i parlamentari.
Citiamo tra gli altri/e il presidente della Commissione lavoro della Camera Gianni Pagliarini del PdCI, il sottosegretario all'Economia Paolo Cento dei Verdi, il capogruppo del PRC al Senato Giovanni Russo Spena, la capogruppo PdCI-Verdi del Senato Manuela Palermi e Dino Tibaldi dello stesso gruppo, gli europarlamentari Marco Rizzo del PdCI, Vittorio Agnoletto e Giusto Catania del PRC, i deputati Leoluca Orlando dell'Italia dei Valori e Luciano Pettinari della Sinistra democratica, Mauro Bulgarelli senatore dei Verdi, Augusto Rocchi, Franco Russo, Salvatore Cannavò, Francesco Caruso, Alberto Burgio del PRC, Lidia Menapace senatrice del PRC, Franco Turigliatto e Fernando Rossi senatori indipendenti; Paolo Beni presidente ARCI, Francesco Forgione presidente Antimafia, Giorgio Cremaschi segretario nazionale FIOM, Marco Bersani e Maurizio Gubbiotti coordinatori, rispettivamente, di ATTAC e di Legambiente, Alex Zanotelli.
Ma il governo (oltre che tutti i principali mass-media) continua a disinteressarsi di una battaglia cruciale per la democrazia e per i diritti dei lavoratori, nonché della salute dei nostri esponenti che la rischiano seriamente pur di affermare un elementare principio di libertà.
Approfondimenti, video, foto, solidarietà sullo sciopero della fame si trovano sul sito: http://www.cobasscuolacagliari.it/news-home/2007/sciopero-fame/index.html


2 - SCUOLA DEGRADATA: TAGLI AI FONDI PER LE SCUOLE E AL CONTRATTO

Giungono a maturazione i frutti avvelenati di una Finanziaria che ci avevano detto avrebbe fatto "piangere" i ricchi e finalmente rilanciato l'impegno dello Stato a sostegno della scuola. Frutti amari che ora maturano tutti insieme. La situazione economica e strutturale della scuola pubblica diviene ogni giorno più drammatica. Tra novembre e dicembre fummo soli a denunciare questa nera prospettiva, arrivando a fare due scioperi nazionali per trasmettere l'allarme.
I tagli alle scuole I tagli alla superiore sono i più evidenti e vistosi, resi ancor più gravi dall'aumento delle iscrizioni a livello nazionale: quello che già accade qua e là ora, oltre 30 alunni/e per classe, diverrà la norma, con lo scadimento della didattica, aumento della selezione e ulteriore logoramento di docenti già assai provati.
Il crollo dei finanziamenti sta minacciando il Tempo pieno e prolungato, sta impedendo di pagare e fare le supplenze quasi ovunque, con decine di migliaia di classi che ogni giorno restano senza insegnanti. Molte scuole non hanno più i soldi neanche per le spese più elementari, gesso o carta igienica, e sta divenendo norma l'elevamento vistoso delle tasse scolastiche.
I professionali stanno per essere massacrati, si annunciano riduzioni vistosa dell'orario settimanale (sulle 4 ore).
Il contratto è ancora lontano. Dopo un ridicolo balletto con i sindacati "amici", il governo ha ribadito che nel 2007 non darà un euro per il rinnovo del contratto di docenti ed Ata, già scaduto da 18 mesi, deprimendo ancor più una categoria al limite del tracollo. Nel pre-accordo con Cgil - Cisl - Uil, poi sconfessato, l'aumento mensile medio lordo previsto per il pubblico impiego era di 101 euro (aumento netto circa 60 euro), con un incremento che coprirebbe a malapena la metà dell'inflazione reale del biennio. Ma, come se non bastasse, per avere i 60 euro netti bisognerebbe attendere la Finanziaria 2008, - poiché gran parte delle risorse, assenti nella Finanziaria 2007, verrebbero stanziate con essa - che entrerà in vigore da gennaio prossimo: e, tenendo conto che occorrono sempre un paio di mesi dalla firma all'attuazione, il contratto non potrebbe essere operativo prima di aprile 2008; e a quel tempo gli arretrati verranno dati comunque solo per il 2007 (e neanche pienamente), mentre per il 2006 ci sarebbe solo la corresponsione dell'indennità di vacanza contrattuale (aumento medio dello 0.7%, 11 euro lordi mensili). In questo modo il contratto passerebbe da biennale a triennale: una colossale fregatura per i lavoratori.
Vale la pena di ricordare che l'ultimo contratto stipulato con il precedente governo (biennio 2004/2005), pur assolutamente misero, comportava un aumento mensile medio di 126 euro lordi e gli arretrati vennero dati - a gennaio 2006 - per entrambi gli anni e non solo per l'ultimo. E dire che basterebbe che il governo rinunciasse a costruire gli F35 (più di un centinaio di nuovi caccia da guerra che costeranno quanto il 60% dell'intero bilancio della scuola pubblica) destinando all'istruzione almeno la metà di quei soldi - senza contare le decine di miliardi del "tesoretto" che in realtà è un "tesorone" - all'istruzione per dare le basi alla rinascita della scuola.
Lo scorso 11 maggio i Cobas hanno effettuato il terzo sciopero generale dell'anno per denunciare questo scempio, per massicci investimenti nella scuola pubblica, un contratto vero che preveda un aumento uguale per tutti di 300 euro, l'assunzione dei precari sui posti vacanti e la parità normativa ed economica con gli "stabili", l'abrogazione della "riforma" Moratti, la conservazione del posto per i "fuori ruolo" per motivi di salute, il giusto inquadramento degli Ata ex-Enti locali, per dire che ci opponiamo ai tagli delle pensioni, allo scippo del Tfr/Tfs, al massacro degli organici e del Tempo pieno, che vogliamo la restituzione ai Cobas e a tutti i lavoratori del diritto di assemblea, per il quale dal 18 aprile esponenti Cobas sono in sciopero della fame a Roma davanti alla sede nazionale dell'Unione. Ma il governo, con le spalle coperte dei sindacati "amici" che continuano a strepitare ma poi annullano puntualmente gli scioperi convocati a soli fini propagandistici, essendo Cgil - Cisl - Uil un pilastro fondamentale dello schieramento governativo del centrosinistra, continua a sbeffeggiare i lavoratori/trci e tutto il "popolo della scuola pubblica", tradendo platealmente tutti gli impegni preelettorali.


3 - IL SILENZIO È DOLO: TENIAMOCI STRETTO IL TFR

I fondi pensione non tirano: gli ultimi dati indicano che solo una minoranza dei lavoratori ha optato per l'affidamento dei propri soldi ai fondi negoziali. Ancora minore è il numero di chi sceglie i fondi aperti che le compagnie di assicurazione e le banche stando cercando di lanciare alla grande. Secondo i dati più recenti, nel primo trimestre dell'anno le nuove adesioni ai fondi negoziali sono state meno di 63 mila. Ancora meno i lavoratori che hanno optato per i fondi aperti: secondo una stima de il sole-24 ore meno di 26 mila li hanno scelti. Eppure entro fine giugno milioni di lavoratori del settore privato dovranno scegliere a chi far gestire i propri soldi. E la scelta principale è se lasciarli in azienda - che poi trasferirà il Tfr all'Inps - o cercare di costruirsi una rendita integrativa puntando su un fondo.

I fondi pensione sono una "patacca". Per farli decollare (ma seguitano a volare molto basso) è stato necessario introdurre una tassazione di favore rispetto al Tfr e cercare di rimpolparli un po' con i versamenti integrativi delle aziende. Che ovviamente non rinunciano ai soldi dei lavoratori gratis. Insomma, la scelta più sicura e remunerativa rimane quella del classico Tfr che alla scadenza del rapporto di lavoro offre un capitale sicuro anziché, come per i fondi, una rendita che non è neache garantita.

NO ALLA RAPINA DEL SECOLO da 20 miliardi di euro annui, sponsorizzata da Governo, Confindustria, Cgil-Cisl-Uil, aggravata dalla truffa del silenzio/assenso e dall'irreversibilità dei fondi "pensione".

Scegliere la previdenza privata significa aiutarli a smantellare le pensioni pubbliche.

Chi si iscrive ai fondi non potrà più tornare indietro.

Chi viene licenziato non potrà recuperare la totalità del TFR versato prima di 4 anni.

Non consegniamo il TFR nelle mani della speculazione finanziaria.

Non sottoscriviamo il fondo Espero per i lavoratori della scuola


4 - NO BUSH NO WAR DAY, IL 9 GIUGNO CONTRO LA GUERRA
Il presidente degli Stati uniti, George W. Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell'Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l'appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell'industria delle armi. Bush è l'estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli Usa, indipendentemente dall'alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati. Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dal Medio Oriente all'Africa e all'Asia, dall'America latina alla stessa Europa (Balcani), produce sudditanza politica e culturale. In Italia la destra considera Bush il proprio punto di riferimento ma anche il governo Prodi, eletto grazie anche ai voti del movimento no-war <>, è orgoglioso dell'alleanza con tale amministrazione e si prepara a ricevere in pompa magna il presidente degli Stati uniti a Roma. Questa subordinazione caratterizza anche l'organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione <>, cioè <> con le altre potenze. Un'internità alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato vistosamente le spese militari (+13% nella Finanziaria), che vuole imporre a popolazioni unite nell'opposizione, nuove basi militari come a Vicenza (ma anche a Cameri e in altri luoghi in via di ampliamento), che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l'aereo da guerra F-35 o lo Scudo antimissilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano. E' questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi. Ma la guerra è guerra indipendentemente dalle bandiere usate per condurla e va ripudiata, come il militarismo governativo, che ha riconfermato o promosso le missioni belliche. Per questo, come tanti e tante in tutto il pianeta e in mille forme, ci prepariamo ad accogliere Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio. Lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo. Ma lo facciamo anche per dire che esiste un'altra Italia. Un'Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto. E' quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell'acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale. Il 9 giugno quindi è un giorno importante per la ripresa del cammino del movimento no war nel nostro paese. Vogliamo il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, Afghanistan in primis, la chiusura delle basi militari Usa e Nato, la restituzione di quei luoghi alle popolazioni per usi civili, per giungere all'uscita dell'Italia dalle alleanze militari. Esigiamo la rimozione dal territorio nazionale degli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa. Diciamo basta alle spese militari, rifiutando lo Scudo missilistico e i nuovi aerei da guerra, affinché le decine di miliardi di euro vengano usati per la scuola e la sanità pubblica, per i servizi sociali, per il miglioramento ambientale, per il lavoro e il sistema previdenziale pubblico. Pretendiamo che il governo Prodi ottenga l'immediata liberazione di Hanefi e restituisca ad Emergency il suo ruolo meritorio in Afghanistan. Proponiamo che la mobilitazione del movimento no-war - che ha già tre tappe importanti: la manifestazione contro la progettata base militare a Novara il 19 maggio oltre a quelle di Aviano e Sigonella; le Carovane contro la guerra, che arriveranno a Roma il 2 giugno per protestare contro la parata militare sui Fori Imperiali; la mobilitazione europea contro il G8 di Rostock-Heiligendamm - culmini il 9 giugno una grande mobilitazione popolare a Roma che faccia sentire a Bush e Prodi l'avversione nei confronti delle guerre e delle corse agli armamenti, che DICHIARI IL PRESIDENTE USA OSPITE NON GRADITO e faccia sentire a Prodi il ripudio della guerra e del militarismo. Così come recita l'articolo 11 della Costituzione. Ci uniamo alla popolazione di Vicenza per ribadire a Bush la più chiara determinazione e la più netta opposizione possibile a non consentire la costruzione della base Dal Molin.

Il corteo partirà alle 15.00 da Piazza della Repubblica per concludersi a Piazza Navona, passando per Via Cavour, Via dei Fori Imperiali, Piazza Venezia, Via Botteghe Oscure, Largo Argentina, Corso Vittorio.



A presto
Carmelo Lucchesi (Cobas scuola, Palermo)
Per la fattura di INFO COBAS è essenziale il contributo di
Nanni Alliata (Cobas scuola, Palermo)
Nicola Giua (Cobas scuola, Cagliari)
 
 
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