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INFO COBAS del 26-4-07

1 - 11-05-07: scuole in sciopero e manifestazione nazionale a roma davanti al MPI

Dopo una lunga sceneggiata, Cgil Cisl e Uil, hanno infine dichiarato di essere stati imbrogliati dal governo che non avrebbe rispettato l'accordo stipulato all'inizio di aprile sul contratto del Pubblico Impiego e della scuola, che i Cobas giudicano una maxi-truffa. Infatti, l'aumento medio di 100 euro lordi equivale a 60 euro netti, che coprono solo la metà dell'inflazione reale del biennio 2006/2007 e - per aggravare la truffa - ci verrebbero dati solo nel 2008, mentre gli arretrati coprirebbero solo il 2007 e per il 2006 ci sarebbero solo 12-14 euro mensili lordi di indennità di vacanza c o n t r a t t u a l e. Neanche il governo Berlusconi, che pure aveva imposto contratti-miseria, era giunto così in basso. Malgrado tutto ciò, Cgil Cisl e Uil, pur protestando contro il governo, annunciano la prosecuzione della trattativa e hanno revocato il loro sciopero del 16 aprile. I Cobas della Scuola, invece, riconfermano lo sciopero dell'11 maggio con manifestazione nazionale a Roma e chiedono:

RISORSE PER IL CONTRATTO E LE SCUOLE

- salario europeo per docenti ed Ata con aumento mensile uguale per tutti/e di 300 Euro in paga base;
- trasferimento in paga base di tutte le voci che non sono nello stipendio tabellare (Rpd, Cia, ecc.);
- conglobamento nello stipendio-base per tutto il personale delle risorse destinate al Fondo d'Istituto;
- corresponsione, a partire dal terzo mese dalla scadenza dei contratti, dell'Indennità di Vacanza Contrattuale pari all'inflazione registrata dall'Istat;
- conservazione dell'attuale buonuscita, contro la sua destinazione a Espero, rifiuto di ulteriori tagli alle pensioni;
- contro il DM 21/2007 che modifica i parametri di assegnazione dei fondi alle scuole e riduce i finanziamenti per supplenze brevi cercando surrettiziamente di attivare un budget d'Istituto.

ORGANICI ADEGUATI E STABILI

- Contro il massacro degli organici di docenti e Ata e contro l'aumento di alunni per classe, per il mantenimento/ potenziamento del tempo pieno e prolungato.
- Assunzione a tempo indeterminato dei docenti e Ata precari su tutti i posti vacanti, parità normativa e economica per ferie, malattia, permessi, tra personale supplente annuale e fino al termine dell'attività didattica e personale "stabile".
- Giusto inquadramento degli Ata ex Enti Locali Conservazione del posto per i docenti "fuori ruolo" per motivi di salute e la creazione in ogni scuola di una biblioteca, con almeno un docente che vi lavori stabilmente.
- Ruolo unico docente

DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO
Restituzione del diritto di assemblea in orario di lavoro ai Cobas e a tutti i lavoratori.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
ROMA, Ministero della Pubblica Istruzione, viale Trastevere - ore 9.30

NB - Il MPI ha notificato alle scuole l'indizione dello sciopero con telex Prot. AOOUFGAB n.7003/FR del 23 aprile 2007

2 - fondi per le scuole: livello zero

A marzo il Ministro Fioroni ha varato il Decreto Ministeriale n. 21 con il quale viene determinato il "Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche", con il quale le scuole dovrebbe pagare tutte le spese che riguardano il suo funzionamento amministrativo e didattico. Per affrontare queste spese il decreto prevede che alle scuole siano dati un "fisso per istituto" di 1.100 euro per le scuole elementari e medie, 1.500 per i licei, 2.000 per Istituti Tecnici e Professionali. A questa cifra si aggiungono 100/200 euro per ogni sede distaccata. A queste quote fisse si aggiungono poi 8 euro l'anno per ogni alunno delle scuole elementari e medie, 12 euro l'anno per ogni studente dei licei, 24 per ogni studente degli Istituti Tecnici e professionali (istituti d'arte e agrari hanno contributi di 36 e 48 euro).

La cifra complessiva per una scuola media o elementare di 600 alunni si aggira sui 6.000 euro l'anno, 8.700 per i licei, 16.400 per la generalità degli Istituti Tecnici e Professionali. Si tratta di cifre ridicole, assolutamente insufficienti nemmeno per sostenere i costi del materiale per la segreteria ... e i soldi per la manutenzione delle macchine, del materiale di consumo, per i laboratori, per le attività didattiche? Non ci sarà un euro! Nelle scuole elementari e medie il finanziamento così determinato non sarà sufficiente nemmeno a pagare la tassa per la raccolta dei rifiuti.

In questa situazione, con i tagli già attuati dal precedente governo di centro destra, alcuni Consigli di Circolo o d'Istituto hanno già approvato "democraticamente" contributi a carico dei genitori contravvenendo al dettato costituzionale che prevede la piena gratuità per la scuola dell'obbligo. Questo stato di cose non nasce dal nulla, è l'attuazione della finanziaria per il 2007 contro la quale i Cobas hanno scioperato a novembre e dicembre perché non venisse approvata.

Adesso il Ministro servilmente esegue a nome dell'intero governo, con il silenzio e la complicità dei sindacati concertativi che di questo "governo amico" e della sua finanziaria sono stati e restano attivi sostenitori. Per gli studenti, genitori ed insegnanti non è possibile assistere passivamente a questo scempio della Scuola Pubblica mentre aumentano le spese militari e i finanziamenti alla scuola privata (100 milioni in più grazie alla stessa Finanziaria), né è possibile accettare l'introduzione della tassa scolastica per la frequenza della scuola dell'obbligo.


3 - organici e tempo scuola: pesanti tagli
La finanziaria e il ministro Fioroni con le circolari e i decreti attuativi di essa, tagliano pesantemente gli organici di docenti ed Ata e il Tempo Pieno:
- 15.000 insegnanti e 3.000 Ata in meno causati dall'aumento del rapporto alunni/classe dello 0.4 (stabilito dalla Finanziaria ed attuato con la recente Cm 19/2007) che porterà, oltre al taglio di posti di lavoro, ad aumentare il già attualmente insostenibile numero di alunni per classe di 1 o 2!! Ancora più intollerabile è che questa diminuzione di posti di lavoro sia mantenuta nonostante un aumento di 28.000 alunni/e per il prossimo anno scolastico;
- 10.000 posti verranno soppressi agli organici per il sostegno con l'applicazione di criteri più rigidi per l'assegnazione del sostegno;
- 9.000 posti di insegnanti di inglese alla scuola elementare verranno tagliati ,eliminando l'insegnante specialistico;
- 17.000 posti per i docenti e 3.000 per gli Ata negli Istituti Professionali, non ci saranno più con la riduzione di alcune ore del tempo-scuola per gli studenti;
- 5.000 insegnanti posti fuori-ruolo per motivi di salute ed attualmente utilizzati, prevalentemente, come bibliotecari scolastici, verranno trasferiti ad un'altra Amministrazione e licenziati se non verrà trovato un altro posto di lavoro.
E il taglio dei posti in organico incide pesantemente inoltre, sulla possibilità di soddisfare la necessità di classi a TEMPO PIENO. In questi giorni il sottosegretario Bastico e lo stesso Presidente Prodi si sono impegnati, di fronte a genitori ed insegnanti del coordinamento in difesa del Tempo Pieno di Bologna, in lotta e nel corso delle manifestazioni, a promuovere una legge che salvaguardi il Tempo pieno e a restituire 1.000 posti in organico nel mese di settembre, perché le richieste più urgenti possano essere soddisfatte. Non ci fidiamo! Tutti gli interventi sono finora andati nella direzione dei tagli delle risorse contro le necessità degli alunni e delle famiglie. E poi non sono sufficienti 1.000 posti, che basterebbero a soddisfare a malapena la "fame" di tempo pieno a Roma e a Milano. Non ci piace aspettare il mese di settembre. I genitori devono sapere da subito che il loro diritto al Tempo Pieno verrà rispettato. Il Tempo Pieno non può essere un mero prolungamento di orario (doposcuola), deve poter contare su due insegnanti in organico di diritto, 40 ore settimanali per i bambini, 4 ore di compresenza degli insegnanti. Non deve essere imposto ma non deve avere limiti, deve essere realizzato tutte le volte che i genitori e le scuole lo richiedono.
Per completare la dose di sforbiciate sono in dirittura d'arrivo le misure sulla riduzione d'orario nei primi due anni dell'ISTRUZIONE PROFESSIONALE, previste dalla legge 40 del 2 aprile 2007. Per il 2007-08 la misura riguarderà solo la prima classe per andarea regime l'a. s. successivo. Il provvedimento è ancora all'esame del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, ma alcuni organi di stampa hanno già lasciato trapelare indiscrezioni, tra cui quella per cui l'orario sarebbe definito in 21 ore di area dell'equivalenza + 9 di area comune + 4 di area dell'integrazione. L'Amministrazione promette di riformulare l'organico di diritto secondo le vecchie norme a 40 ore (in realtà, mediamente, poco più di 38), l'organico di fatto sarebbe costituito sulle 36 per scendere a 34 nel 08-09. Da quel poco che è dato sapere sembra che siano p enalizzati soprattutto i docenti dell'area di indirizzo (10 ore in meno nel biennio a carico di 2 materie) rispetto a quelli di area comune (6 ore in meno distribuite su 3 materie).

4 - scuole senza supplenze: degrado profondo
Alunni, genitori e insegnanti più avvertiti hanno già ampiamente sperimentato il degrado crescente che viene indotto nelle scuole quando non si chiamano supplenti. La pratica più diffusa - ancorché totalmente illegittima - è che gli alunni delle classi di cui manca l'insegnate vengano suddivise nelle altre classi. Così ogni mattina si assiste al caravanserraglio dei bidelli che, seguiti da uno stuolo di bambini e ragazzi, vanno a distribuire 4/5/6 alunni per classe. La didattica si interrompe sia per gli alunni "distribuiti" che per la classe ospitante. La scuola si trasforma in parcheggio. In questo modo già in molte scuole si realizza la perdita di un decimo dell'orario scolastico annuale!
Fino ad oggi tutto ciò è avvenuto per merito di Dirigenti scolastici zelanti ed insipienti, dai prossimi mesi questa distruttiva pratica rischia di diventare la prassi comune moltiplicata per cento. Infatti, in attuazione della Finanziaria del 2007 che taglia le spese per la scuola pubblica, il Ministro Fioroni ha emanato il Decreto n. 21 con cui si tagliano - tra le altre - le spese per le "supplenze brevi e saltuarie". Il decreto stabilisce i fondi per le supplenze che per le scuole elementari e dell'Infanzia saranno 450 euro l'anno, per le superiori 140, per gli Ata 45, moltiplicato il numero di insegnanti e Ata "in organico di fatto" alla scuola. Questo significa che in una Scuola elementare, di media grandezza, verranno assegnate per il pagamento delle supplenze 45.000 euro complessivamente per ogni anno. Cifra che basta a pagare la supplenza per una docente in maternità per l'anno intero e poco più. I 14.000 euro per una scuola media o superiore non basterebbero appena per pagare la supplenza di una docente in "astensione obbligatoria ".
Il ministro insipiente forse non sa che con la saturazione a 18 ore delle cattedre sono scomparse le ore a disposizione per la copertura delle assenze. Il ministro forse non sa neppure che la scuola è il comparto in cui è più elevata la femminilizzazione (oltre il 90% nella scuola elementare e dell'Infanzia) e che ciò nonostante è il comparto del Pubblico impiego nel quale è più basso il numero di assenze annuale di lavoratori (vedi tabella che segue). Secondo il decreto le cifre descritte possono essere aumentate "in relazione al fabbisogno accertato" ma non potranno eccedere la "somma attribuita con l'assegnazione di base". La deroga sembra stare lì come invito ad ogni possibile forma di clientelismo tra dirigenti ed amministrazione. In ogni caso anche con le deroghe, l'attribuzione è largamente insufficiente se si tiene conto che la spesa normale per una scuola si aggira sui 150-200.000 euro mentre, con tutte le deroghe possibili, l'attribuzione non potrebbe superare i 90.000 euro l'anno per le elementari e i 28.000 per medie e superiori. Il rischio incombente è che la scuola per una metà dell'anno si trasformi in parcheggio, ad alto rischio per insegnanti ed alunni anche perché le aule scolastiche - quando ci sono - sono state concepite e costruite per ospitare 20/25 alunni e non di più. La spesa per le supplenze non può che, nella sua stabilità fisiologica, essere pagata per intero secondo le necessità che si manifestano in ciascuna scuola. I Dirigenti e l'amministrazione hanno tutti gli strumenti per controllare e verificare che le assenze vengano contenute nell'ambito previsto dalle normative vigenti. Non si può nemmeno concepire che siano gli alunni e gli insegnanti a "pagare" in inefficacia e degrado il costo delle malattie o delle gravidanze del personale.

GIORNATE DI ASSENZA PER DIPENDENTE PER COMPARTO

Comparto

Totale giornate

Scuola

45,1

Ministeri

49,0

Regioni - Enti Locali

50,7

Polizia

56,0

Enti di ricerca

59,4

Agenzie fiscali

61,0

Servizio San. Naz.

63,7

Presidenza Consiglio

70,0

Media totale addetti

50,2

Fonte: Ragioneria Generale dello Stato. Incluse ferie, esclusi gli scioperi e assenze non retribuite, per anno.


5 - la certificazione delle competenze non è obbligatoria

La circolare ministeriale n. 28 del 15-3-07, oltre a dare indicazioni sull'esame di 3^ media, dedica la sua conclusione alla certificazioni delle competenze. Il MIP intende far applicare l'articolo 10 del dpr 275/1999 (Regolamento dell'autonomia scolastica) dove si prevede che "Con decreto del Ministro della Pubblica Istruzione sono adottati i nuovi modelli per le certificazioni".

La Certificazione delle competenze deve registrare:

- competenze acquisite, capacità e potenzialità dimostrate nelle diverse aree disciplinari e traguardi raggiunti dall'alunno, tenendo presente sia il percorso scolastico che gli esiti delle prove d'esame, sulla base di specifici indicatori individuati dalla scuola;

- particolari attitudini emerse durante la complessiva attività scolastica del triennio;

- piano di studi seguito (monte ore svolto, discipline, attività facoltative ed opzionali, crediti formativi acquisiti, ecc.).

Detto ciò e consapevoli del fatto che:
- Si tratta di un adempimento indubbiamente complesso.
- La fase attuale è contraddistinta da un articolato processo di innovazione
- Non si dispone ancora di un quadro compiuto di definizione degli obiettivi specifici di apprendimento e delle
competenze

il MPI concede che la messa in atto dei corrispondenti strumenti valutativi/certificativi non può non avere un carattere sperimentale , per cui si ritiene opportuno che il modello di certificazione delle competenze, allegato alla presente, sia adottato da tutte le istituzioni scolastiche in via sperimentale, con gli opportuni adattamenti alle specifiche situazioni delle realtà locali.

La circolare si chiude con un po' di aria fritta: il MPI avvierà iniziative per sostenere la sperimentazione delle certificazioni delle competenze nelle scuole preparando un apposito dossier, costituendo gruppi tecnici a livello nazionale e regionale di consulenza e coordinamento.

In molte scuole medie la CM in questione ha messo in moto solerti DS che vogliono a tutti i costi far applicare i contenuti della circolare.

Risulta chiaro da quanto detto che non può esserci alcun obbligo per i Consigli di Classe di preparare alcuna certificazione delle competenze, perché:

# La CM 28/2007 non prevede alcun obbligo, checché ne possano dire i presidi. Infatti nella circolare si dice che "si ritiene opportuno che il modello di certificazione delle competenze, allegato alla presente, sia adottato da tutte le istituzioni scolastiche in via sperimentale, con gli opportuni adattamenti ...". Si noti il "si ritiene opportuno". Naturalmente quello che è ritenuto opportuno dal MPI può non esserlo da qualunque Collegio docenti o Consiglio di classe d'Italia. Siamo di fronte a suggerimenti, proposte aperte suscettibili di integrazioni e modifiche da parte singoli istituti o, come noi riteniamo opportuno, al loro netto rifiuto.
# La CM 28/2007, non impone alcun obbligo perché non può farlo, mancano i presupposti giuridici per rendere obbligatorio il modello di certificazione che propone: le Indicazioni nazionali, nonché tutta la procedura per giungere al necessario decreto ministeriale.

Alle motivazione di natura giuridica si aggiungono quelle didattiche. Addirittura un documento dell'ANDIS (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici) ritiene che "non era opportuno introdurre cambiamenti così significativi ad anno scolastico ormai avanzato e a ridosso dell'esame di Stato" e scrive:

• Per quanto riguarda la certificazione delle competenze, la scelta operata e suggerita non ha alcun riferimento con la letteratura sulle competenze e sulla relativa certificazione e neppure con le indicazioni degli organismi europei. L'invito avanzato agli insegnanti di accedere a siti e a testi relativi alle competenze, non accompagnato da chiavi di lettura o da più puntuali indicazioni, è segno di disinvoltura con cui l'Amministrazione si avvicina ad un problema assolutamente nuovo per la nostra scuola e che richiederebbe specifico, motivato e dettagliato decreto. Nella circolare si riconosce che "non si dispone di un quadro compiuto di definizione degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze" e che, "di fronte alla non ancora compiuta definizione del nuovo impianto pedagogico-didattico, la messa in atto dei corrispondenti strumenti valutativi/certificativi non può non avere un carattere sperimentale". Si tratta di affermazioni che provocano sconcerto. Certificare vuol dire accertare e dichiarare con piena responsabilità che cosa un soggetto è capace di fare, a qualsiasi livello di età ed in qualsiasi situazione, di vita, di studio o professionale.

• Non convince, dal punto di vista tecnico, il modello allegato che, al di là della sperimentazione, incanala le scelte "autonome" delle scuole: come è possibile certificare competenze in base a livelli che non sono descritti a livello di standard e sono riferiti ad aggettivi che, pur indicati come quantitativi (iniziale, intermedio e finale), di fatto hanno un significato temporale? È nella casistica degli obiettivi che si considerano, appunto, quelli iniziali, intermedi e finali! La letteratura non è unanime sulla questione di graduare una competenza, e ciò in ordine al principio che una competenza o c'è o non c'è! Il modello proposto tra l'altro dovrebbe essere compilato dal dirigente scolastico e dal Presidente della Commissione d'esame dopo gli esami: ma le prove d'esame sono strutturate secondo le consuete modalità e, se va bene, consentono di verificare conoscenze (meglio sarebbe dire contenuti) e, in qualche caso, abilità.

• A monte di tutto, resta da chiarire il rapporto che corre tra la tradizionale scheda di valutazione, centrata su contenuti disciplinari, prluridisciplinari e conoscenze, e la certificazione, centrata sulle competenze.


6 - riprendono le iniziative per riconquistare il diritto di parola
Lo scorso ottobre tre componenti dell'Esecutivo nazionale dei Cobas della Scuola hanno fatto uno sciopero della fame di 15 giorni al fine di denunciare la mancanza di qualsivoglia democrazia sindacale ed in particolare la negazione del diritto di assemblea in orario di servizio per i Cobas e per tutti i lavoratori della scuola.
La situazione non è mutata ed anzi in questi mesi si è avuto un ulteriore restringimento dei diritti sindacali sia nella scuola che negli altri settori del lavoro sia pubblico che privato. Nella scuola i sindacati concertativi (in testa la Flc- Cgil) continuano a diffidare i dirigenti scolastici che ci consentono di tenere assemblee e mandano lettere minatorie a tutte le scuole in intere province.
Nel privato moltissime aziende (tra cui Telecom e Fiat) non consentono che i nostri aderenti possano versare la quota sindacale e licenziano nostri rappresentanti sindacali. Addirittura non ci viene consentito di iscrivere i pensionati, poiché hanno previsto (per legge) che questo "privilegio" sia consentito solo alle organizzazioni sindacali rappresentate nel Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, dove si giunge per nomina governativa. Quindi è il governo che decide quali organizzazioni possono iscrivere i pensionati!?! Cgil, Cisl e Uil sono corresponsabili di questo "scippo di democrazia" poichè non vogliono che forze sindacali non concertative come i Cobas possano ottenere diritti minimi di agibilità sindacale e poter parlare, organizzarsi e radicarsi nei luoghi di lavoro.
Il Governo dell'Unione non batte un colpo e non pare che una legge sulla rappresentanza sindacale, che dia diritti a tutte le organizzazioni e che - soprattutto - li restituisca ai lavoratori, sia nei loro pensieri.
Per tali ragioni dal 18 aprile due componenti dell'Esecutivo nazionale della Confederazione Cobas hanno ripreso lo sciopero della fame per i diritti sindacali (davanti la sede dell'Unione in piazza Santi Apostoli a Roma) per reclamare, di fronte alle forze di governo, l'urgenza della restituzione ai lavoratori e a tutte le organizzazioni sindacali dei diritti di rappresentanza, di trattativa, di libertà di assemblea, di iscrizione, che in questi anni sono stati annullati, o ridotti ai minimi termini, da tutti i governi, consentendo la nascita di un "regime" di monopolio da parte di Cgil- Cisl- Uil in materia di diritti sindacali. Ben coscienti che un vero e pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori e dei sindacati (tutti, non solo quelli di governo) richiederebbe una legge davvero democratica che il governo Prodi non intende fare, esigiamo, qui ed ora, almeno i diritti minimi di libertà di assemblea e di iscrizione (che non costano nulla economicamente allo Stato) da parte di un governo che ha vinto le elezioni denunciando i soprusi del berlusconismo in materia di democrazia.
Ma ancora, malgrado le centinaia di messaggi di solidarietà e di appoggio che ci pervengono da strutture di lavoratori e anche da parte di responsabili politici e sindacali legati allo schieramento governativo, l' Unione tace. Fino a quando?
Invitiamo pertanto tutti ad attivarsi al fine di dare più risalto possibile alla lotta in corso con diverse iniziative:
- messaggi di solidarietà di singoli, gruppi di lavoratori e cittadini, rappresentanti istituzionali, consiglieri comunali, provinciali, regionali, parlamentari, etc. (da inviare a dirittoparola@yahoo.it)
- nelle scuole raccolta di firme, mozioni votate da Assemblee sindacali, Collegi Docenti, Consigli d'Istituto;
- sit-in di solidarietà con gli scioperanti davanti alle Prefetture o altri luoghi significativi (con consegna di documenti di protesta), cercando di far dare risalto delle iniziative alla stampa locale;
- scioperi della fame a rotazione (anche di un solo giorno) sia da parte di singoli che di gruppi (da comunicare tempestivamente).
Inviate i messaggi di solidarietà, le raccolte di firme, la comunicazione delle iniziative all'indirizzo di posta elettronica dirittoparola@yahoo.it per pubblicarli sul sito della Confederazione Cobas www.cobas.it e dei Cobas Scuola www. cobas- scuola. it
A presto
Carmelo Lucchesi (Cobas scuola, Palermo)
Per la fattura di INFO COBAS è essenziale il contributo di
Nanni Alliata (Cobas scuola, Palermo)
Nicola Giua (Cobas scuola, Cagliari)
 
 
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