Purtroppo le nostre argomentazioni non sono facilmente sintetizzabili in una e-mail, cercherò comunque di indicare i punti salienti (altri materiali su www.cobas-scuola.it/varie/Boicottiamo Espero.html)
- Innanzitutto, il meccanismo che determina la costituzione del proprio capitale (“montante” in gergo tecnico) è quello della “capitalizzazione individuale”, un meccanismo che pretenderebbe di garantire un futuro sulla base del valore nominale di quanto versato. La capitalizzazione individuale – tuttora vigente in diversi sistemi pensionistici, le pensioni Usa ti sembrano sicure? Chiedi ai lavoratori Enronn, United Airlines ... – è quella che ha portato al fallimento l’Inps nel dopoguerra, fallimento che ha faticosamente, e grazie alle lotte dei lavoratori, portato al vigente meccanismo italiano della “ripartizione” che sostanzialmente prevede che la ricchezza complessiva prodotta dai lavoratori sia ripartita anche con chi non lavora più (la mia trattenuta previdenziale serve a pagare la pensione di mio padre).
Già questo aspetto dovrebbe indurci a rifiutare la logica dei fondi pensione che di fatto erodono dall’interno uno dei meccanismi solidaristici che connotano la nostra società. Espero invece spinge ad una rincorsa individualistica dalla quale i lavoratori hanno ben poco da guadagnare.
La finanza (peraltro così limpida e trasparente ... le vicende finanziarie italiane non mi sembrano rassicuranti, e a te?) non produce ricchezza, la redistribuisce, pertanto il rischio è quello di innescare lotte che dividono i lavoratori sulla base dei listini di borsa e sugli altri investimenti, piuttosto che unirli nella lotta per ottenere condizioni di vita migliori e quote maggiori di ricchezza complessiva (negli ultimi 25 anni la quota di reddito di salari e stipendi rispetto al Pil è calata di oltre il 12%, a favore di rendite e capitali).
- La destinazione a privati (Espero è un soggetto privato che poi ha bisogno di consulenti, Banca depositaria, soggetti investitori, soggetti erogatori della rendita vitalizia sempre che ci sia) dei nostri soldi non è giustificata se non dalla necessità di costoro di assorbire in misura sempre maggiore quote di ricchezza. Perché, ad esempio, non potrebbe essere previsto un volontario aumento della propria contribuzione previdenziale a favore dell’Inpdap? Forse perché non ci guadagnano lor signori?
- In questi ultimi 5 anni (da quando cioè esistono i fondi chiusi come Espero) il rendimento complessivo dei Fondi è stato inferiore alla rivalutazione del Tfr, proprio un bel successo.
- Non riteniamo neanche positiva la trasformazione del Tfs in Tfr, il meccanismo di calcolo è diverso e il secondo non consente neanche il riscatto dei periodi in cui non c’è stata retribuzione (università e altro).
... questo solo per cominciare, inoltre a me pare proprio offensivo usare la scuola come cavia di questa operazione.
Capisco che lor signori – Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda (ora “dissociatasi”), Anp e Ministero – abbiano contato sull’alto numero dei dipendenti e sull’esiguo numero di sottoscrittori necessari ad avviare il fondo (che comunque a tutt’oggi non raggiungono nemmeno un misero 7% ...), ma io entro in classe parlando ai miei allievi di solidarietà, di un comune risultato che tutti possiamo raggiungere mettendo in comune i nostri sforzi e questi bellimbusti – che fanno le assemblee per Espero e non contro le “riforme” o per il contratto – propongono invece un “si salvi chi può”, è questo quello che riescono a fare i sindacati “maggiormente rappresentativi”? |